
Quadro Fondativo del P.T.C. della Provincia di Imperia – TEMA : SENTIERISTICA
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All’agricoltura si associò il culto della fertilità della terra e della donna, rappresentata nelle effigi della dea madre, statuine in cui gli attributi
femminili hanno forme decisamente marcate. Forse il culto virile celeste, che convisse accanto a quello femminile per la madre terra, proprio
dell’ambiente agricolo, scaturì invece dalla cultura pastorale: la terra ed il cielo, la donna e l’uomo.
In seguito, il culto della divinità maschile finì per prevalere e trovò espressione anche nel megalitismo, in cui, la particolare posizione delle grandi
pietre, simboleggia la sopravvivenza attraverso la riproduzione. Nella nostra zona si conoscono alcune dubbie presenze megalitiche, come le rocce
infisse presso la Sotta di San Lorenzo (Rezzo) e sul vertice della Rocca di Castè (Carpasio).
Peraltro in zona non mancano tracce della cultura megalitica franco - iberica nei corredi di sepolture riconducibili al periodo di transizione tra il
neolitico e l’età del rame (4 - 5 mila anni or sono) di cui un sito esemplare è la Tana Bertrand (Badalucco). Qui, gli scavi dell’inglese Crowfoot, nei
primi anni di questo secolo, hanno restituito numerosi resti che paiono confermare un lungo uso sepolcrale della grotta: ad uno scheletro di donna
databile al neolitico se ne sovrappongono altri con corredo di collane composte di perle di calcite “ad aletta” e pendagli “sessuali” antropomorfi,
oggetti riconducibili alla cultura megalitica franco - iberica.
Le sovrapposizioni tra culture sviluppatisi in migliaia di anni, in particolare tra l’età della pietra e dei metalli, sono normali in un territorio come
quello del Ponente Ligure, in cui, mancando la materia prima, gli oggetti di rame, bronzo e ferro giunsero limitatamente e ben più tardi rispetto ad
altri luoghi dove vi era un’attività estrattiva o una più sviluppata attività commerciale. Ciò è soprattutto vero per alcune aree montane, evidentemente
più isolate di altre.
Alle sepolture dell’età del rame, al megalitismo e ad altre espressioni culturali come il vaso campaniforme, esteso su tutta l’area mediterranea e
ritrovato anche in un riparo presso il Ponte di Loreto (Triora), nell’età del bronzo (tra 3 e 4 mila anni or sono), subentrano, da una parte le migliaia di
incisioni rupestri del Monte Bego, dall’altra le tracce dei castellari, piccoli nuclei agro - pastorali, a volte fortificati, abitati sino all’arrivo delle
legioni romane, situati sui percorsi di crinale delle Alpi Marittime.
Certamente i metalli furono presenti sul territorio ligure, ma erano soprattutto destinati ad oggetti molto preziosi, simboli voluttuari, ma anche di
fede, come dimostrano le otto armille di bronzo, finemente incise, ritrovate tra le sepolture presenti nel “Garb du Diavu”, uno stretto pozzo nelle
pareti rocciose sovrastanti Realdo.Tra l’età del bronzo e quella del ferro si moltiplicano le presenze umane dalla costa sino alle Alpi Marittime.
Troviamo ancora sepolture, tra le tante, a Monaco, nelle grotte dei Bas-Moulins e degli Speluges, a Roquebrune Cap Martin nelle grotte Repaire, a la
Colle sur Loup nella Grotta Bianchi.
Per il territorio ligure l’età del ferro si sovrappone quasi totalmente all’ingresso nella storia documentata da scrittura, fatta risalire alla fondazione di
Marsiglia 2.600 anni fa.
1.2. - LA STORIA
Gli antichi abitanti della Liguria non ci hanno lasciato opere scritte. Sono autori greci, come Erodoto e Strabone, e latini, come Tito Livio e Giulio
Cesare a descrivere i liguri e il loro territorio mentre non vi sono testimonianze da fonte locale. Geografi e storici ci danno l’immagine di una terra
litoranea, stretta tra scoscesi e boscosi monti ed il mare, abitata da cacciatori, pastori e contadini avvezzi alle più dure fatiche per vivere, che bevono
birra ed idromele, che commerciano carni, pelli, legnami, miele e formaggi in cambio di olio di oliva e vino essendo il loro “...scarso, resinato ed
aspro... “.
I Liguri erano divisi in tribù sparse: Montani, Ingauni e Intemeli, queste due ultime riconducibili ai futuri municipi romani di Albenga e Ventimiglia.
Essi subirono sempre più la pressione dei greci massalioti, dei celti ed etruschi e poi, definitivamente, dei romani. Gli storici latini ci ricordano che
erano un popolo ribelle, dedito alla guerriglia, che, per la natura del territorio era il sistema di difesa più efficace dei liguri contro le legioni.
La popolazione viveva in aggregati urbani e piccoli nuclei di valle e d’altura: oppida, vicos, et castella. Tra questi ultimi, i castellari, vi sono gli
insediamenti sommitali dei monti Caggio, Bignone, Colma, Follia e Sette Fontane, la rocca di Drego e a fondovalle, Castel San Giorgio. Gli ultimi
due, situati in Valle Argentina, sono stati frequentati per tutto il periodo della dominazione romana e Castel San Giorgio, sino al dominio bizantino -
longobardo.
Roma, dalla prima guerra punica che segnò un iniziale controllo sulla costa ligure sino a Genova, impiegò più di due secoli prima di aver
completamente il dominio sulle tribù locali.
A Roma interessava particolarmente il passaggio sul litorale ligure quale percorso militare per le Gallie e la Spagna. Ma solo nel 13 a.C. Cesare
Augusto proseguì sino a Nizza il tracciato della Aemilia Scauri, che da Tortona giungeva a Vado. Il nuovo percorso fu anche la continuazione della
via consolare che univa Roma a Pisa fatta costruire da Caio Aurelio Cotta ben due secoli prima. Per questo la Julia Augusta fu comunemente
chiamata Aurelia. La via tendeva a seguire linee rettilinee di massima pendenza ed evitava il litorale roccioso, aveva percorsi alternativi e si
connetteva alle vie di valle, tra cui quasi certamente vi furono quelle della Valle Arroscia, Impero, Argentina e Roja.
La definitiva vittoria di Augusto fu celebrata nel 6 A.C. con l’erezione, da parte del Senato, dell’imponente Trofeo, ancor oggi parzialmente visibile
alla Turbie.
I liguri progressivamente adottarono usi e costumi dei conquistatori. Molti abbandonarono i castellari e gli altri insediamenti d’altura per la più
comoda, anche se spesso servizievole, vita nelle ville romane costiere. Si originò così una prima concentrazione urbana litoranea lungo la Via Julia
Augusta, sul cui tracciato, oltre a ville, come Porciana (Santo Stefano al Mare), Matuziana (Sanremo) e, forse, Bussana, nacquero stazioni di sosta,
come a Costa Bellena (Riva Ligure, il toponimo si richiama al dio ligure della virilità), sito in cui già esisteva un insediamento ligure presso il porto
canale dell’Argentina e punto d’intersezione con un importante percorso di crinale verso le Alpi Marittime.
Non solo i piccoli nuclei montani si spopolarono ma anche grandi insediamenti liguri, come Albenga e Ventimiglia, si trasferirono dalla collina alla
costa. Gli oppida divennero municipi romani godendo per alcuni secoli della “pax romana”, interrotta solo dalle incursioni barbariche.